Comune di Vedano al Lambro

Vedano al Lambro e la sua storia
Paese con 7.749 abitanti (febbraio 2001) situato a 3 Km. a nord di Monza
e posto lungo la riva destra del Lambro in posizione sopraelevata.
E' stato un "vicus" di origine romana come testimoniano i ritrovamenti
del 1880 dei resti di una strada, di un sepolcreto e di altri piccoli
reperti archeologici.
Se il nome non deriva da un gentilizio latino, alcuni ritengono tragga
origine dalle dee Vedanie che pare qui avessero il loro culto.
Vedano fu anticamente in buona parte proprietà dell'Arcivescovo Asperto
di Milano che lo cita nel suo testamento dell'11 dicembre 879.
All'epoca dei Comuni era munito di un castello e quindi risentì delle
lotte tra Guelfi e Ghibellini. Venne poi aggregato al Comune di Milano
passando successivamente al Contado della Martesana appartenente alla
Pieve e al fondo di Desio, del quale seguì le vicende fino al 1729, anno
in cui, alla morte del conte G. B. Scotti, passò alla Real Camera. Fu
sede di due Case di Umiliati.
Nell'800 il paese si estendeva per buona parte del suo territorio nell'attuale
Parco di Monza e comprendeva le importanti ville del Mirabello e del Mirabellino,
il mulino del Cantone, la Fagianaia Reale, la Cascina Fontana, l'Autodromo
e l'Ippodromo. Nel 1928 questa parte del territorio venne assegnata al
Comune di Monza.
Della Chiesa Parrocchiale, che nelle sue forme attuali è della fine dell'800, ci sono notizie fino dalla metà del 500; doveva trattarsi di un edificio di piccole dimensioni, con una torre campanaria sulla destra e sullo stesso lato il cimitero. Questo primo edificio aveva avuto nel tempo ristrutturazioni e ampliamenti; nel 1842 era stato costruito l'attuale campanile e nel 1860 il Consiglio Comunale aveva deliberato l'acquisto di un concerto di cinque nuove campane.
La Chiesa, dedicata a S. Stefano nel 1899, è decorata sulla volta della navata centrale da quattro affreschi, realizzati nel 1955 dal pittore monzese Vilasco Fiorentino, che raffigurano il Beato Gentile da Vedano, la Pentecoste, la Madonna della Misericordia venerata dai fedeli e S. Giuseppe artigiano con Gesù giovinetto.
Il ciclo di affreschi più importante e di maggior interesse culturale risale invece all'ultimo decennio del 1800 ed è opera del Tagliaferri, autore dei dipinti della cupola, dell'abside e delle lunette delle navate laterali.
Al centro della cupola è rappresentata la Glorificazione di S. Stefano; nei pinnacoli della cupola figurano i quattro Evangelisti; al centro dell'arco trionfale, l'Adorazione dell'Angelo mistico; nel catino absidale sono rappresentate le tre Virtù Teologali.
Sono presenti opere pittoriche degli inizi del XVII secolo. Due grandi tele sulle pareti a lato del presbiterio che raffigurano la nascita e la morte della Madonna. Una terza è collocata sulla parete interna dell'ingresso e rappresenta l'Adorazione dei Magi.
L'Oratorio di S. Maria delle Selve, al confine con Biassono, ha origini molto antiche. Forse si tratta della stessa cappelletta che esisteva già prima del 1300 nelle boscaglie che occupavano allora quel tratto di territorio.
Sul piazzale aveva luogo annualmente una fiera ed era per i monzesi, specie durante il carnevale, luogo di ritrovo e baldoria. Le feste furono abolite nel 1574.
La chiesa fu visitata nel 1604 dal Cardinale Federico Borromeo che lasciò scritto:
" Nella nicchia è riposta un'immagine egregia della Beatissima Vergine che porta il figlio Cristo, immagine di marmo bianco scolpita con arte. Sulla porta si vede un'immagine della B.V. Maria scolpita."
Nel 1842 l'edificio fu integralmente rimaneggiato in concomitanza con l'edificazione della Villa Litta.
A quel periodo risale la costruzione della torre in stile Tudor. L'Oratorio fu poi ancora restaurato nel 1891 per iniziativa di Eugenia Litta secondo lo stile rinascimentale lombardo.
Eugenia Litta ricavò poi nella torre la tomba che accoglie le sue spoglie, quelle del marito e del figlio.
L'Oratorio è ora di proprietà dell'Ospedale Maggiore di Milano.
